Un piano di sviluppo per rilanciare l’agricoltura biologica

UN PIANO DI SVILUPPO PER RILANCIARE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il Ministero delle Politiche Agricole, nell’ambito di un incontro del Tavolo tecnico agricoltura biologica tenutosi a Milano, ha presentato la bozza di un documento che intende essere la base di discussione per l’elaborazione di un piano strategico di medio periodo che, partendo dall’analisi dei punti di forza e di debolezza del settore, agisca per il rilancio dell’agricoltura biologica nel nostro Paese. Nonostante l’ingente quantità di finanziamenti destinati all’agricoltura biologica il settore infatti non riesce a crescere in termini di produzione in modo tale da rispondere ad una domanda crescente da parte dei consumatori degli alimenti bio.

Dai dati riportati dal Ministero emerge che nella programmazione 2007-2013 le risorse pubbliche investite a favore dell’agricoltura e della zootecnia biologica nell’ambito della misura 214 “pagamenti agroambientali” hanno raggiunto i 1.396 milioni di Euro, incidendo per quasi il 24% sulla spesa pubblica totale sostenuta nell’ambito di tutti i Psr. In particolare, un bando emesso dalla Regione Siciliana per consentire l’adesione delle aziende agricole all’azione agricoltura biologica (chiuso nel 2013) ha contribuito fortemente all’incremento del 45% della superficie biologica regionale, passata dai 193.352 ettari del 2012 ai 280.448 ettari del 2013, e del 25% del numero complessivo di operatori. Ciò nonostante la superficie investita a biologico è da anni ferma intorno a un milione e 100.000 ettari e le imprese agricole biologiche non superano le 45.969 unità.

La conseguenza è la crescente incidenza delle importazioni bio. Infatti, l’aumento duraturo della domanda interna non assecondato da adeguati ritmi di crescita dell’offerta può contribuire a spiegare gli incrementi, a ritmi molto sostenuti, delle importazioni di prodotto biologico dai paesi terzi, anche in virtù del continuo allargamento del regime di equivalenza, con un tasso di crescita, che, nel 2013, si attesta sul 21% rispetto all’anno precedente. Dal confronto tra produzioni nazionali e importazioni emerge, tra i dati più significativi, una crisi, a livello nazionale, della produzione cerealicola biologica e delle colture industriali (in particolare, le proteaginose) quest’ultime importate in larga parte per la produzione di mangimi.

Tra le principali criticità del settore vi è, innanzitutto, la mancanza di investimenti nel settore della formazione che consentirebbe ad alcune imprese convenzionali di poter adottare il metodo di produzione biologico ed impedire a quelle che vi sono già entrate di uscire per mancanza di un’adeguata preparazione tecnica,  l’eccesso di burocrazia, la difficoltà di accesso al mercato da parte dei produttori biologici, che in meno del 50% dei casi richiedono la certificazione per vendere il prodotto come biologico.

Le cause di tali difficoltà hanno radici diverse, quali la scarsa capacità di completare la filiera e di aggregarsi orizzontalmente e verticalmente, il riconoscimento di prezzi alla produzione talvolta poco remunerativi, anche a causa della concorrenza non sempre equa sui mercati internazionali. Tale condizioni non consentono a una quota rilevante delle produzioni biologiche italiane di essere valorizzata, anche in termini di prezzo, nello specifico mercato del biologico, per cui sono commercializzate nel mercato del convenzionale.

Sul fronte degli aiuti previsti dai Psr, si rileva un’eccessiva differenziazione dei livelli dei pagamenti e delle condizioni di ammissibilità, determinando una distorsione della concorrenza soprattutto tra aziende localizzate in regioni diverse ma che operano in condizioni pedo-climatiche, tecnico-economiche e di mercato simili.

A quanto già evidenziato si sommano questioni di carattere logistico, organizzativo della filiera (difficoltà a reperire sementi e mangimi biologici, carenze infrastrutturali e logistiche, difficoltà di comunicazione lungo la filiera, che genera scarsa trasparenza e ostacoli a un accorciamento della filiera); pochi investimenti verso la ricerca e il  trasferimento delle innovazioni (assistenza tecnica insufficiente o assente, legame debole tra ricerca e mondo operativo che penalizza gli operatori soprattutto in materia di difesa sanitaria di piante e animali, difficoltà di trasferimento delle innovazioni, adattamento ai cambiamenti climatici);  gli oneri ed i costi connessi ai controlli e alle certificazioni.

Il Mipaaf, pertanto, al fine di poter elaborare un piano strategico per il rilancio del settore nei prossimi anni ha insediato quattro gruppi di lavoro ai quali partecipano i componenti del tavolo tecnico agricoltura biologica sui seguenti temi: politiche di sviluppo, semplificazione, controlli e vigilanza, innovazione e ricerca. I gruppi di lavoro dovranno integrare la bozza di piano strategico al fine di individuare le azioni da realizzare nei prossimi anni. Il piano deve essere pronto per il mese di settembre e sarà, probabilmente, presentato in occasione del Sana di Bologna.

 

Fonte : Coldiretti

Un piano di sviluppo per rilanciare l’agricoltura biologica
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